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LA FIERA DI LUGO

La fiera di Lugo, di cui si ha notizia fina dal 1497, divenne, nel momento di suo massimo splendore nel Settecento, una fiera di merci varie di livello qualitativo molto elevato, che giustificava un grande afflusso di pubblico e una fama anche d’oltralpe. Un settore di particolare eccellenza della fiera di Lugo era quello del bestiame: a Lugo si radunavano prevalentemente commercianti di animali di razza bovina ed equina.

Dal Medioevo al ‘700
La documentazione d’archivio e la tradizione storica locale legano l’antica fiera di Lugo al culto religioso in onore della Beata Vergine del Molino, la cui festa era fissata al 15 agosto. In origine, la fiera si svolgeva, infatti, davanti alla basilica eretta, nel 1497, fuori dal centro abitato, lungo la strada per S.Agata, nel luogo in cui era stata rinvenuta la prodigiosa immagine votiva della Madonna.

E’ solo con il passaggio della sovranità, su Lugo e su tutta la Romandiola, dagli Estensi al Papato, nel 1598, che abbiamo una serie di specifiche disposizioni con le quali si regolava, tra l’altro, anche la vita economica della comunità.
E’ da ricordare che sotto la dominazione estense i lughesi avevano goduto di particolari favori tra i quali, esenzioni da dazi e gabelle e provvedimenti ad hoc che promuovevano il commercio in generale. Al nuovo governo pontificio si chiese pertanto di mantenere tali privilegi, che vennero effettivamente concessi da Clemente VIII con il documento Breve, nel quale si accenna esplicitamente alla fiera di Lugo. Nello stesso anno, vengono poi fissati gli ordinamenti della fiera, affinché essa si svolga con ordine e con il dovuto rispetto per il luogo sacro. Da questi documenti sappiamo che la Fiera inizialmente si svolgeva per la durata di 8 giorni, dal 15 al 22 agosto.

Nel corso del Sei – Settecento la fiera di Lugo si sviluppò tanto da oscurare quella della vicina Faenza, diventando una delle maggiori della Romagna e dell’Emilia, partecipandovi mercanti e commercianti provenienti dalle regioni del Nord Italia, oltreche dal Nord Europa (in particolare francesi e tedeschi).
Nel 1752 con il Breve di Papa Benedetto XIV l’inizio della fiera fu spostata dal 15 al 20 agosto e vennero modificate alcune regole di funzionamento della fiera.

Dalla fine del ‘700 al Fascismo
Alla fine del ‘700 Lugo e la sua fiera vivono un momento di svolta e vengono assunte decisioni importanti che ne condizioneranno il futuro, non solo commerciale ed economico, bensì anche architettonico ed urbanistico.
Nel 1780  i consiglieri lughesi presero l’ardita decisione di costruire un nuovo loggiato, nella zona del Prato della Fiera di fronte la Rocca dove nel frattempo la fiera era stata spostata. Nel 1781 venne autorizzata la nuova costruzione, progettata dal Petrocchi e poi perfezionata dal Campana. Il grandioso progetto edilizio che doveva dar vita al Pavaglione si articolava in tre nuove logge, che congiungendosi a quella esistente, di origine estense, dovevano circondare e chiudere il prato della fiera.

Le cose cambiarono sensibilmente nel periodo successivo la dominazione francese.
Le nuove autorità decidono di spostarne l’inizio al 31 agosto e di prolungarla per tutto il mese di settembre. Gli amministratori lughesi, però, cominciano a riflettere sulla sua utilità e sui vantaggi finanziari effettivi, e così, già nel 1801, decidono di sospendere la manifestazione per un anno.
Tuttavia, nell’Ottocento, la fiera di Lugo mantiene ancora una notevole importanza, accentuata, in particolare, dal rilievo che veniva sempre più assumendo la stagione teatrale e operistica allestita in coincidenza con la fiera stessa, e che doveva servire quale potente richiamo per i visitatori. La fiera si trasforma così sempre più, da luogo d’incontro dei mercanti, in manifestazione mondana; mentre l’anima commerciale della città si concentra nel mercato settimanale del mercoledì e nel mercato dei bachi da seta nei mesi di maggio e giugno.
Dal 1890 fino al 1948, la fiera di Lugo venne interrotta.

Il dopoguerra
A conclusione della Seconda Guerra Mondiale, nel fervore della ricostruzione, a Lugo ci si ricordò della grande tradizione della fiera. Nel 1948 viene finalmente indetta la 1° fiera del dopoguerra, con un contorno di spettacoli e manifestazioni di tutto riguardo, che cercavano di rinverdire i fasti delle gloriose fiere settembrine dell’ ‘800.
I costi organizzativi, tuttavia, aumentavano anno dopo anno, mentre le entrate permanevano stabili, o peggio, crollavano in caso di cattiva stagione e quindi, dopo pochi anni, la fiera lughese andò in crisi finanziaria.

Dalla 1^ rassegna ai giorni nostri
Il tessuto produttivo lughese non poteva tuttavia accettare la scomparsa di ogni iniziativa promozionale locale, da affiancare periodicamente alla normale routine del mercato settimanale, per valorizzare le attività industriali e artigianali.
Nel 1963, per iniziativa di alcuni cittadini lughesi, inseriti nelle attività produttive ed economiche della zona, fu costituita un’associazione, denominata “Comitato per l’incremento dell’industria e artigianato nel comprensorio economico lughese”, avente per scopo la creazione di incentivi per l’industrializzazione del lughese e la diffusione della conoscenza delle branche produttive locali.
Questa associazione organizzò dal 13 al 20 giugno 1965 la “1° Rassegna dei prodotti dell’Industria, dell’Artigianato e dell’Agricoltura del Comprensorio economico lughese”, ospitata come al solito nel porticato e nel piazzale del Pavaglione.
Fu questo il debutto della Rassegna che da allora ogni due anni offre ai visitatori la possibilità di conoscere il livello e la qualità di beni e servizi prodotti nel comprensorio lughese.

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