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Cippi, steli, monumenti dell’itinerario “La memoria nel paesaggio”

L’Itinerario “La memoria nel paesaggio” è un percorso che si snoda nel territorio che si trovò ad essere un luogo strategico durante le ultime battute della seconda guerra mondiale. Qui si approfondiscono le storie legate ad alcuni cippi, steli e monumenti nell’ordine in cui si incontrano lungo l’itinerario.

L’itinerario parte da Cotignola e prosegue lungo l’argine del fiume Senio (o lungo strade attigue se lo si percorre in macchina), da cui si possono prendere deviazioni per Bagnacavallo, Fusignano e Villanova di Bagnacavallo, fino ad Alfonsine. Da qui si attraversano le campagne fino a Conselice, poi Massa Lombarda e Sant’Agata sul Santerno, per giungere infine, dopo un’eventuale deviazione per Bagnara di Romagna, a Lugo con ritorno a Cotignola. Si può percorrere sia in bici che in auto seguendo le indicazioni della mappa disponibile a questo link.

Per approfondimenti riguardanti i cippi, si consiglia il progetto “Le pietre della memoria”, L’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia”.

Cotignola
  • Monumento in ricordo dei Liberatori neozelandesi e dell’Operazione “bandiera bianca”, Parco della Resistenza, via Lungo Senio del Fronte: il monumento è composto da due lapidi bilingue in italiano e inglese. La prima onora i soldati della 2a Divisione neozelandese aggregata all’VIII Armata britannica che il 10 aprile 1945 liberarono Cotignola, la città più colpita fra quelle lungo il fiume Senio. La seconda lapide ricorda il momento in cui gli Alleati, credendo che Cotignola fosse ancora in mano ai tedeschi, stavano per avanzare ulteriori bombardamenti. Il parroco don Stefano Casadio e il partigiano comunista Luigi Casadio “Leno”, vice-responsabile militare della zona, li fermarono, attraversando il Senio sventolando un drappo bianco e informando gli Alleati che i pochi tedeschi rimasti erano già stati disarmati e fatti prigionieri dalle forze della Resistenza.
  • Stele commemorativa nel Giardino dei Giusti, strada Provinciale 19: La stele, inaugurata il 26 aprile 1987, riporta i nomi degli ebrei ospitati a Cotignola e di coloro i quali diedero loro rifugio. Attorno ad essa si estende un boschetto di 41 alberi (tanti quanti gli ebrei salvati) con al centro un cedro del Libano, albero simbolo di Israele, davanti al quale giacciono sei grossi sassi a raffigurare idealmente i 6 milioni di ebrei uccisi nella Shoah.
Lugo
  • Cippo a ricordo dell’offensiva del 10 aprile 1945, argine fiume Senio, via Chiusa – via Confini di Lugo: Il cippo, eretto il 25 aprile 1954, sorge in prossimità dell’argine del fiume Senio da cui, il 10 aprile 1945, partì la risolutiva offensiva alleata contro gli ultimi baluardi della Linea Gotica. Voluto dall’Amministrazione provinciale di concerto con le Associazioni combattentistiche, partigiane, dei caduti, dei mutilati e invalidi civili e di guerra, reca un’epigrafe dettata dall’illustre filologo Manara Valgimigli (1876-1965), tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti stilato da Benedetto Croce. Nel 2005, ai piedi del basamento, è stata aggiunta una lastra in bronzo a ricordo degli sminatori caduti nella Valle del Senio.
  • Cippo in memoria dei martiri del Senio, argine fiume Senio, via Confini di Lugo: Il cippo oggi collocato in questo luogo è la copia di quello originale che fu vandalizzato nel marzo 2012 (l’originale è posto all’interno del cortile della Rocca estense di Lugo) e ricorda i sette giovanissimi ragazzi trucidati dai nazisti sull’argine del fiume Senio il 26 ottobre 1944. Tra il 23 e il 24 ottobre, nove giovani appartenenti al Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano) furono arrestati nei dintorni di Lugo durante un rastrellamento della Brigata Nera. Portati prima nella Casa del Fascio (da cui uno riuscì a evadere), poi nelle carceri della Rocca furono sottoposti a torture. La mattina del 25 ottobre, Carlo Landi “Matto”, fu rinvenuto massacrato sulla scalinata d’ingresso della Rocca (dove oggi lo ricorda una lapide). I brigatisti neri, dopo avere rapinato il denaro contante della filiale della Banca d’Italia (preludio alla loro fuga verso nord), consegnarono i sette giovani ai tedeschi, i quali, all’alba del 26 ottobre, li condussero sull’argine del Senio e li fucilarono con una mitragliatrice contraerea, gettandone i corpi nel fiume. Di tre di loro non si ritrovarono mai i resti.
  • Lapide agli Sminatori, argine fiume Senio: la lapide celebra la fine dello sminamento del Senio avvenuta nel 1949, rendendo omaggio a quegli “uomini silenziosi che ogni giorno conducevano una guerra privata contro un nemico assurdo e nascosto, per cui ogni sera qualcuno all’appello non rispondeva”.
Bagnacavallo
  • Stele degli ebrei rifugiati e deportati da Bagnacavallo, Parco della Pace, via delle Regioni 8: La città accolse profughi ebrei fiumani, ungheresi e rumeni, che vennero protetti da una fitta rete di solidarietà. Purtroppo, una volta lasciata Bagnacavallo, non tutti riuscirono a evitare l’arresto; 14 di loro avrebbero trovato la morte nei campi di sterminio nazisti. La stele, inaugurata il 25 aprile 1995, ne ricorda la triste fine, unendone la memoria a quella delle coraggiose famiglie bagnacavallesi che avevano dato loro ospitalità.
    Antonio Dalla Valle e la famiglia Tambini, formata dai coniugi Aurelio e Amelia e dai figli Vincenzo e Rosita, fecero parte di una catena di soccorritori che a Bagnacavallo salvò la vita alla famiglia ebrea Weiss Galandauer, fuggita da Fiume il 13 settembre 1943 all’arrivo dei tedeschi (Dalla Valle e i Tambini sono stati insigniti del titolo di Giusti tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme nel 1974). I Weiss Galandauer erano nove: Laura Weiss, la figlia Sara Jakobovitz coi suoi due figli (Oscar di 13 anni ed Edda di 11), la seconda figlia Elena con il marito Giacomo Galandauer e i loro tre figli (Eugenio, Cecilia e Antonia). La famiglia ebrea si fermò a Bagnacavallo durante la sua fuga verso l’Italia centrale e prese in affitto dai Tambini due stanze e una piccola cucina al secondo piano della loro casa. Il maresciallo Ezechiele Maccacaro, comandante della stazione dei carabinieri di Bagnacavallo e amico della famiglia, li avvisò delle incombenti retate nazifasciste. I Weiss Galandauer furono aiutati dalla famiglia Tambini a fuggire e furono accolti da Antonio Dalla Valle, cantoniere di Bagnacavallo, che li ospitò per un mese a casa sua e scavò un rifugio sull’argine del fiume Senio collegato con un tunnel alla casa dove i fuggitivi, in caso di bisogno, si sarebbero potuti nascondere. I nove membri della famiglia Weiss Galandauer riuscirono poi a fuggire dall’Italia e a passare la frontiera italo-svizzera.
  • Cippo in ricordo della strage di Masiera del 23 dicembre 1944, Masiera di Bagnacavallo, via Sotto Fiume Destra: Il cippo ricorda la terribile strage di Masiera, consumatasi nella notte del 23 dicembre 1944, allorché i tedeschi minarono alcune abitazioni civili situate a ridosso dell’argine del Senio – le case Galassi, Pignatta e Costa (costituenti il cosiddetto Borgo Pignatta) – nelle quali erano stati ricavati dei rifugi dove si trovavano ospitati anche componenti di altre famiglie. Nelle esplosioni perirono 28 persone, tra cui vecchi e bambini, i cui resti, avendo i tedeschi deliberatamente impedito ogni soccorso, sarebbero stati recuperati soltanto dopo lo sfondamento della linea del Senio.
Villanova di Bagnacavallo
  • Monumento all’azione dei soldati canadesi, via Chiesa: Di fronte al Canadian War Cemetery è posto un modulo del ponte Bailey che gli Alleati avevano allestito per l’attraversamento del fiume Lamone.
  • Cippo ai caduti di Villanova, via Chiesa: Il monumento dedicato ai caduti villanovesi della seconda guerra mondiale, è opera dello scultore cotignolese Enzo Babini ed è stato inaugurato il 16 novembre 1994 nel cinquantesimo anniversario dell’eccidio dei “Tre martiri”.
  • Stele della Battaglia dei Fiumi, via Chiesa: La stele ricorda quando, alla fine del novembre 1944, le guardie a cavallo del governatore generale – GGHG (3° reggimento corazzato da ricognizione, 5^ divisione corazzata canadese) – arrivarono a Ravenna. Il 2 dicembre presero parte alla battaglia dei Fiumi, che proseguì nel gennaio 1945, attraversando i fiumi Montone, Lamone, Munio e Senio. L’11 febbraio 1945 il reggimento concluse la sua permanenza in Italia e partì per l’Olanda. Sette soldati delle GGHG riposano nel cimitero di Villanova.
  • Cippo dei Tre martiri: Il cippo è dedicato ai giovani Antonio Bandoli, Fausto Fantoni e Matteo Morelli, che furono impiccati dai nazisti sull’argine del fiume Lamone il 16 novembre 1944, per rappresaglia contro l’uccisione di un soldato tedesco.
Fusignano
  • Stele al Gruppo Combattimento Cremona e alla 28^ Brigata Garibaldi e ai combattenti del Commonwealth dell’VIII Armata Britannica, ponte argine fiume Senio: Il cippo presenta due diverse lapidi. La prima, in alto, posta il 10 aprile 1959, ricorda lo sfondamento del fronte in quest’area operato dai soldati del Gruppo di Combattimento Cremona e dai partigiani della 28^ Brigata Garibaldi “Mario Gordini”. La seconda, in basso, murata il 10 aprile 1965, commemora i militari delle varie nazionalità del Commonwealth che operarono in seno all’VIII Armata Britannica.
  • Stele del superamento del Senio, argine fiume Senio, Rossetta: La struttura in cemento è simile ad una postazione di avvistamento e porta un’iscrizione con caratteri in bronzo. L’iscrizione ricorda il punto da cui si ebbe la svolta militare del superamento del fiume Senio, che per lunghe settimane segnò il limite del fronte nell’inverno 1944-45. La stele è affiancata da un pennone e sorge nel punto da dove, all’alba del 10 aprile 1945, i soldati del Gruppo di Combattimento Cremona passarono gli argini del fiume Senio, dando così inizio all’“Operazione Sonia” e al conseguente sfondamento degli ultimi baluardi della Linea Gotica. Intorno a mezzogiorno il 3° Battaglione del 22° Reggimento del Cremona. raggiungeva Fusignano ancora presidiata da alcuni carri armati tedeschi Tiger.
Alfonsine
  • Monumento ai martiri della Resistenza e al Corpo Volontari della Libertà, piazza Antonio Gramsci: Il monumento testimonia l’impegno della popolazione nella lotta di liberazione. L’opera, dello scultore e ceramista faentino Angelo Biancini (1911-1988), fu realizzata fra il 1970 e il 1973: il Trionfo della Resistenza si compone di un gruppo centrale dedicato in prevalenza alle donne, con la figura di una madre mondina e di una giovane figlia assorte nell’attesa degli uomini partiti per combattere il nazifascismo, con un bambino tenuto in braccio. Ai lati, due altorilievi in bronzo applicati su murature in pietra rappresentano a sinistra, un gruppo di partigiani in armi che scendono dai monti dell’Appennino per incontrare la popolazione della pianura, a destra, l’incontro tra le generazioni per trasmettere la terribile memoria della guerra e i valori dell’impegno resistenziale. Sono poi raffigurate le vittime resuscitate e dei bambini che “escono dalla caverna” tenendo in mano una colomba, simbolo di Pace. Il varco che conduce al corpo finale è decorato con simboli infranti di battaglie, per ricordare l’eredità della guerra, e culmina in una grande Nike che trionfa, urlando tra lingue di fiamme, per annunciare il giorno della Vittoria e della Liberazione. Una grande epigrafe centrale fu dettata da Luigi Longo, comandante partigiano.

 

Conselice
  • Lapide a Ines Bedeschi, via Garibaldi 31: Ines Bedeschi (31/8/1914 – 28/3/1945) nata a Conselice da una famiglia contadina, premiata con la Medaglia d’Oro alla sua memoria, fu staffetta con il nome di “Bruna” e coordinò l’attività dei gruppi partigiani del lughese e il collegamento tra i combattenti sugli Appennini e i clandestini che operavano nelle città di pianura. La sua ultima missione, ad un solo mese dalla Liberazione, la portò anche a Parma, dove fu scoperta, torturata dai nazifascisti e gettata nel fiume Po. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
    La vicenda di Ines e delle altre staffette partigiane attive in questa zona, ispirò il regista Giuliano Montaldo per il film “L’Agnese va a morire” (1976, sceneggiatura di Renata Viganò tratta dal suo omonimo romanzo. A Renata Viganò si deve il testo della lapide).
Massa Lombarda
  • Monumento ai Caduti partigiani di Massa Lombarda, piazza Umberto Ricci: Il monumento fu realizzato nel primo dopoguerra per ricordare le numerose vittime dei nazifascisti di origine massese uccise in città e nelle campagne o durante gli scontri tra partigiani e nazifascisti in tutta la provincia: il monumento commemora 50 persone.
  • Lapidi in memoria delle famiglie Baffè e Foletti, via Martello 1 e 2: Il 17 ottobre 1944 fu consumato uno dei più feroci e tremendi massacri avvenuti nella provincia di Ravenna in cui furono uccise 23 persone appartenenti alle famiglie Baffè e Foletti insieme ad amici, ospiti occasionali, vicini e dipendenti.
    Nella notte del 16 ottobre decine di nazisti e fascisti su alcuni camion, provenienti da Lugo e Sant’Agata si avviarono verso la periferia di Massa Lombarda per un rastrellamento mirato che includeva la famiglia Baffè, nota per il suo impegno nella lotta antifascista, ma lungo il percorso vennero intercettati da un gruppo di gappisti che li impegnarono tutta notte e nello scontro morirono un ufficiale tedesco e un partigiano.
    La mattina del 17 ottobre 1944, militari tedeschi e militi fascisti di Lugo e Massa Lombarda fecero irruzione in casa Baffè e gli uomini, con altri sette civili rastrellati nei dintorni, furono condotti a forza nella prigione di Palazzo Armandi, sede delle Brigate Nere massesi. Poi gli uomini furono ricondotti sul luogo e fucilati mentre le donne perirono sotto le macerie della casa fatta esplodere con le mine. Un cartello bilingue in italiano e in tedesco, venne affisso dai carnefici sui muri della casa, recitava: «Qui abitava una famiglia di partigiani e di assassini». (L’edificio su cui è visibile la lapide venne ricostruito nel 1951). Poco dopo la strage della famiglia Baffè, i nazifascisti si spostarono nell’aia della casa colonica di fronte, appartenente alla famiglia Foletti, uccidendo i quattro componenti maschi della famiglia e il garzone Giuseppe Cavallazzi. La casa venne saccheggiata e incendiata; sarebbe stata riedificata nel dopoguerra. (La lapide fu posta il 17 ottobre 1952 a cura dei famigliari superstiti).
Sant’Agata sul Santerno
  • Lapidi ai caduti santagatesi della prima e della seconda guerra mondiale, piazza Umberto I: Le lapidi sono esposte all’interno del voltone della Torre dell’orologio. La lapide che commemora i Caduti della Campagna d’Africa (1911-1912) e i Caduti e i Dispersi della prima guerra mondiale, è in bronzo derivato dalla fusione dei cannoni nemici catturati. La lapide di fronte è posta a ricordo dei caduti di Sant’Agata del secondo conflitto mondiale.
Bagnara di Romagna
  • Monumento ai Caduti, piazza IV Novembre 7: Il monumento in plexiglas e bronzo celebra i caduti civili e militari delle due guerre mondiali. Le lastre in bronzo attualmente qui collocate, facevano parte di un’opera più complessa a ricordo dei caduti, composta anche di lapidi in marmo bianco, addossata al muro della Rocca di Bagnara nel 1927.
Lugo
  • Lapide dedicata a Carlo Landi, Rocca, piazza Martiri della Libertà: La lapide è situata sul muretto di destra lungo la rampa di ingresso alla Rocca e ricorda uno dei tanti episodi di crudeltà commessi dalle squadre fasciste, l’uccisione del ventenne Carlo Landi “Matto”.
  • Lastra agli ebrei deportati, Rocca, piazza Martiri della Libertà: La lastra è posta all’entrata della Rocca e commemora le famiglie lughesi di origine ebraica, deportate e sterminate dai nazisti tra il 1940 e il 1945.
  • Cippo in memoria dei Martiri del Senio Rocca, piazza Martiri della Libertà: Nel muro di destra del cortile della Rocca sono stati ricomposti i frammenti del cippo originale vandalizzato nel marzo del  2012 nel luogo ove era posto in origine (argine fiume Senio, via Confini di Lugo). Il cippo ricorda i sette giovanissimi ragazzi trucidati dai nazisti sull’argine del fiume Senio il 26 ottobre 1944. Tra il 23 e il 24 ottobre, nove giovani appartenenti al Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano) furono arrestati nei dintorni di Lugo durante un rastrellamento della Brigata Nera. Portati prima nella Casa del Fascio (da cui uno riuscì a evadere), poi nelle carceri della Rocca furono sottoposti a torture. La mattina del 25 ottobre, Carlo Landi “Matto”, fu rinvenuto massacrato sulla scalinata d’ingresso della Rocca (dove oggi lo ricorda una lapide). I brigatisti neri, dopo avere rapinato il denaro contante della filiale della Banca d’Italia (preludio alla loro fuga verso nord), consegnarono i sette giovani ai tedeschi, i quali, all’alba del 26 ottobre, li condussero sull’argine del Senio e li fucilarono con una mitragliatrice contraerea, gettandone i corpi nel fiume. Di tre di loro non si ritrovarono mai i resti.

 

(Aggiornato al 09/04/2021)

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